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Tra teoria e pratica

Anche se esiste tutta una serie di "varianti", non ultima quella del "tappeto meccanico", possiamo identificare tre grandi famiglie che definiscono i modi di fare un "hand-made carpet", cioè un tappeto fatto a mano.

C'è innanzitutto la possibilità di realizzare tappeti o tessuti piatti e cioè senza vello. Questi vengono realizzati con il semplice intreccio di trame ed orditi, seguendo particolari tecniche che vedremo nella sezione ad essi dedicati.

C'è poi una categoria di tappeti fatti a mano, ma non annodati, che sono i cosiddetti "tufted" (dall'inglese "ciuffo") o "hand-tufted"; in questi, il vello è avvolto intorno alla trama ma non è legato ad essa. La stabilità di tale  "nodo virtuale" è data allora da un rivestimento posteriore, in genere di lattice adesivo, che garantisce che la lana applicata non scivoli via. Questo procedimento riduce notevolmente i tempi e i costi di creazione di un tappeto, che spesso appare molto simile a quello annodato.

Da qualche anno infatti, alcune produzioni estremamente commerciali di tappeti anche iraniani, hanno adottato questo metodo, o almeno parte di esso; hanno infatti cominciato a realizzare tappeti nei quali la lana del vello non viene annodata alla trama, ma semplicemente "passata" con il procedimento "tufted" appunto, e cosa ancor più grave, per evitare che si potesse da subito notare la differenza, senza neanche assicurare tali "nodi virtuali" con un'intelaiatura posteriore. Ciò ha fatto si che alcuni compratori, spesso mal consigliati o convinti di fare un buon affare acquistando un tappeto a prezzi decisamente più bassi del normale, si sia ritrovata dopo qualche anno con il manufatto che, perdendo man mano il vello, rovinava completamente. 

Esiste in ultimo la famiglia dei tappeti annodati a mano:

per "Tappeto" infatti si intende di norma un particolare tessuto decorato, eseguito a mano con la tecnica della "annodatura" in modo da ottenere un vello che ne nasconde la struttura portante: l'armatura. Questa a sua volta è costituita dalla griglia formata dall'intreccio di fili orizzontali (la trama) con altri verticali (l'ordito).

 

L'Annodatura

La tecnica dell'annodatura prevede l'esecuzione di una fila orizzontale di nodi, normalmente intrecciati su due catene dell'ordito, alternata ad una o più corse di trama. Dopo ogni piccolo nodo, il filo viene tagliato, in modo da ottenere quel caratteristico "ciuffo" che, unito a tanti altri, costituisce il vello del tappeto. Per eseguire il disegno si fanno dunque nodi con fili di colori diversi, procedendo come se a ciascun nodo corrispondesse la tessera di un mosaico da comporre.

 

Per andare più nel dettaglio, possiamo anche dire che i nodi usati per "arrotolare" la lana attorno agli orditi, sono di due tipi:

  • Il nodo turco (altresì detto Ghiordes o Turkibaft o nodo simmetrico)
  • Il nodo Persiano (detto anche Sennehbaft o Farsibaft o nodo asimmetrico)
 

Il primo, che prende il nome dalla città nella quale si racconta che Alessandro Magno abbia dovuto sciogliere il famoso, intricatissimo nodo (gordiano appunto), come si vede dall'illustrazione a lato e sotto , è appunto realizzato facendo passare la lana (o la seta, ovviamente) in modo "simmetrico" tra i due capi dell'ordito.

                

E' un nodo che da molta stabilità e solidità al tappeto, e viene usato, come ovviamente fa intuire il nome, nella totalità dei tappeti turchi, in quasi tutti i tappeti caucasici, ma anche in alcuni tappeti persiani (vedi Tabriz e molte manifatture "nomadi").

 

La foto a destra invece, presenta il rovescio di un tappeto annodato con nodo turco (o ghiordes): il nodo giallo, è compreso tra quelli blu e, sopra e sotto di essi, scorre la trama rossa.

 

 

  

Il nodo Persiano, Sennehbaft o asimmetrico che dir si voglia, che prende il nome dalla città di Senneh (odierna Sanandaj, nel Kurdistan Iraniano dove peraltro non è mai stato usato) fa sì che un capo del filo sia intrecciato a una catena dell'ordito ed emerga tra questa e la contigua, mentre l'altro capo emerge tra la seconda catena dell'ordito e quella che nel successivo nodo avrà l'intreccio.

La posizione di questo secondo capo di filo, che può stare a destra o a sinistra della catena intrecciata, determina la definizione del nodo in destro o sinistro. Il nodo Senneh è usato prevalentemente dalle popolazioni di lingua iranica, oltre che in Cina e in India.

 

 

Il nodo Persiano permette di far risaltare meglio i contorni ed i disegni curvilinei, tipici delle manifatture cittadine della Persia e, al rovescio, si presenta come nella foto a lato, dove il nodo blu e "accerchiato" da una serie di nodi rossi. Come si può notare, rispetto al ghiordes, il rovescio di un tappeto annodato con nodo Senneh, si presenta più compatto, in quanto gli orditi si accavallano, lasciando a vista solo uno dei due. Cosa questa, che in rari casi può capitare anche con i nodi turchi, quando le trame vengono "tirate" molto, causando l'accavallamento degli orditi.

 

E' possibile in alcuni casi trovare i due tipi di nodi sullo stesso tappeto, ad esempio praticando nodi Ghiordes sulle catene dell'ordito vicino ai margini del tappeto per renderlo più resistente all'usura, mentre tutti gli altri nodi sono eseguiti con tecnica persiana.

Per risparmiare tempo e filato poi, alcuni artigiani annodano in modo non ortodosso, secondo la pratica del cosiddetto “doppio nodo” o "nodo jufti" (fraudolento), nel quale il filo di lana, anziché essere annodato su due catene dell’ordito, è annodato su tre o su quattro. Questa tecnica va a discapito della bellezza e della durata del prodotto finito, che risulterà molto scadente e di scarso valore.

Per completare questa carrellata sui tipi di nodo, non possiamo dimenticare altri modi di "intrecciare" le lane agli orditi...

 

 

Il nodo Tibetano, realizzato in modo che il filo di lana che esce dal nodo forma un occhiello utilizzato per reinserirsi nel nodo successivo. Gli occhielli vengono recisi poi tutti insieme con una bacchetta di ferro.

 



 

Il nodo Spagnolo, rappresenta un po' come il "jufti" una lavorazione grossolana e rapida, in questo caso eseguendo il passaggio su un solo filo di ordito alternativamente, e soltanto ogni tre o quattro righe di trame (contro le due massimo degli altri nodi).

 

 

Ed infine il nodo Berbero, anche detto a "chiodo di garofano", nel quale il filato di riferimento gira due volte attorno ad entrambe le catene dell' ordito, entrando ed uscendo dalla parte centrale dei due avvolgimenti.

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Le Materie Prime

Esistono dunque vari modi di annodare un tappeto mentre, la materia prima, rimane pressocchè costantemente costituita dalla lana, dal cotone e, per alcuni esemplari, dalla seta. Si tratta però di fibre molto soggette al deterioramento per loro stessa natura; la lana soprattutto, che con il passare del tempo è destinata a cristallizzarsi e quindi a polverizzarsi. L'alta deperibilità della materia prima del tappeto, non favorendone la conservazione, spiega la scarsità di documenti oggettivi d'epoca di cui disporre, oltre a comportare conseguenze fondamentali per i criteri di classificazione cronologica, nonchè per la definizione del tappeto d'antiquariato. Infatti, se per i quadri o i mobili, il periodo comprende vari secoli, spaziando dal '300 fino al '800, e in alcuni casi arrivando in epoche ancora più remote, il tappeto è da considerarsi già vecchio quando raggiunge i 50-60 anni d'età, ed entra a far parte dell'antiquariato quando supera i cento anni. Alcuni esemplari del '700 infatti, si trovano, in frammenti, solo in pochi musei, anche se, in casi particolarmente rari e fortunati, mercanti particolarmente capaci riescono ancora a scovare dei manufatti anteriori al XIX secolo. 

Dove e perchè sia nato il tappeto annodato, costituiscono due quesiti basilari che però non hanno ancora ricevuto risposte sicure, dal momento che mancano prove documentarie concrete. Ciò nonostante, potrebbe essere giusto collocare la creazione di questo manufatto in un'epoca primitiva e remota, ritenendola attuata da popolazioni nomadi e rozze, desiderose di proteggersi dal freddo del terreno senza dover sacrificare per questo le pelli dei loro preziosi animali. Il tappeto sarebbe quindi nato su rudimentali telai orizzontali, facilmente smontabili o trasportabili con il preciso scopo utilitaristico di sostituire con un vello artificiale, quello naturale delle pelli di pecora e di capra con cui queste popolazioni si scaldavano, evitando il contatto diretto col terreno. In origine quindi, l'intento sarebbe stato esclusivamente pratico e non artistico; solo qualche tempo dopo, sarebbe sorto anche il piacere estetico, il desiderio di decorare l'interno delle proprie tende con questi particolari tessuti, che sarebbero stati allora dotati di più colori e di disegni vari, diventati poi motivi decorativi costanti. In seguito le popolazioni nomadi avrebbero fatto conoscere questa loro creazione anche alle genti dei villaggi e delle città, che se ne sarebbero appropriate, apportandone anche modifiche alla costruzione, con l'introduzione ad esempio, dei telai verticali.

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La Lana

E' il materiale più utilizzato per il pelo e, talvolta, per le trame e gli orditi. Ha differenti origini:

1) lana di pecora, quella più generalmente impiegata;

2) lana di capra, utilizzata in particolare dai nomadi; nell'India furono prodotti esemplari bellissimi con il pelo soffice e finissimo delle capre Kashmir, mentre lana di capra più grossolana si ritrova nel pelo di molti tappeti spagnoli; il pelo lungo e robusto del manto viene spesso usato nei tappeti anatolici, persiani e afgani per le cimose laterali, le finiture e la struttura.

3) lana di cammello, utilizzata dai nomadi nel suo colore originale; si trova soprattutto in tappeti di produzione persiana, afghana e curda. Questa lana non prende bene il colore, per cui è lavorata nel suo colore originale che va dal marrone scuro al marrone chiaro.

La lana tosata da animali morti (in persiano tabachi) non viene quasi mai stata usata per la tessitura dei tappeti orientali che, in genere, utilizzano lana di buona qualità.

 

La cardatura della lana

Le differenze fra le lane dipendono da fattori diversi, come la razza, il tipo di allevamento, l'età e la stagione in cui avviene la tosatura (quella primaverile dà la lana migliore); le varie parti del corpo (dorso, spalle, addome etc.) danno lana di qualità e struttura diversa. Il colore naturale della lana varia dal giallo pallido dell'avorio al marrone scuro.

Nel mondo esistono dalle 350 alle 450 razze di pecore. I paesi più importanti per l'allevamento ovino sono l'Australia, la Nuova Zelanda, il Sudafrica, il Sudamerica, l'India, il Pakistan, gli Stati Uniti, la Russia e la Turchia.

Per la produzione dei tappeti in Oriente si usa di preferenza la lana di razze incrociate. Rispetto al cotone, la lana è meno soggetta a sporcarsi; inoltre non ha reazioni elettrostatiche ed è difficilmente infiammabile. Prende bene il colore, protegge dal caldo e dal freddo.Unico svantaggio è costituito dal fatto che attira molti insetti, soprattutto le tarme.

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Il Cotone

È impiegato generalmente per gli orditi e le trame che formano l'armatura del tappeto. Il suo uso è oggi frequente nei tappeti anatolici moderni. Nei tappeti antichi talvolta veniva impiegata una piccola quantità di cotone bianco o azzurro per creare e mettere in evidenza i disegni, in particolare nei Kilim. Se protetto dall'umido, il cotone è un materiale più resistente della lana ed i tappeti che hanno la struttura in cotone sono più pesanti, più compatti e meno soffici di quelli in lana.

 


 

L'uso del cotone per la produzione di tappeti è limitato soprattutto alle manifatture urbane dell'ultimo secolo.
Col metodo, introdotto nel 1844 da J. Mercer, del trattamento a freddo del cotone in tensione con una soluzione di soda caustica (la Mercerizzazione - cotone mercerizzato), si ottiene una fibra più resistente, che prende meglio il colore.

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La Seta

La seta, la fibra sottile e resistente che i bachi da seta producono per formare il bozzolo, è un materiale piuttosto costoso, se di buona qualità. Il baco da seta (Bombyx mori) è originario della Cina, dove il suo allevamento ed utilizzo ha una tradizione secolare. Nel 552 d.C. alcuni bozzoli furono trafugati dalla Cina e portati a Bisanzio dando così inizio alla produzione della seta nell'area mediterranea, in Italia e in Francia.

L'allevamento del baco da seta richiede un'alimentazione particolare (foglie di gelso), aria temperata e attenzione contro i parassiti. Dopo la raccolta e la bollitura dei bozzoli, la seta viene smatassata (una matassa può raggiungere la lunghezza di 4.000 m), lavata, sgommata, lisciata e filata. A rendere la seta ancora più preziosa è il fatto che gran parte della fibra va sprecata: infatti, soltanto un terzo della fibra originaria può essere trasformata in seta cruda e, dopo un altro esame, la quantità utilizzabile si riduce a un decimo di quella iniziale.

L'impiego della seta nei tappeti deriva sia dalla bellezza e lucentezza del filato, sia dalla sua resistenza, sia dal fatto che non attira tarme e altri parassiti.

Viene utilizzata per l'ordito, la trama o il pelo. Tuttavia va ricordato che l'impiego della seta non comporta automaticamente la certezza della qualità del tappeto o un prezzo elevato.

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Le sequenze della Lavorazione

La tosatura della lana avviene una volta all'anno, in primavera o all'inizio dell'estate. Quando è possibile, si lava la lana prima di tosarla: gli animali vengono portati presso un fiume od un ruscello e lavati per togliere dal pelo la sporcizia e la polvere.

Quindi si procede alla tosatura con delle cesoie, si lava e si fa seccare la lana. Niente è più indicato dell'acqua dolce per pulire la lana e ogni tribù si tramanda per generazioni i ruscelli e stagni dove l'acqua è pura, corrente e priva di sostanze alcaline.

La cardatura della lana lavata si svolge tirando le fibre con un attrezzo di legno fornito di aghi o, molto più semplicemente, con le dita. Un altro sistema, assai antico, consiste nel garzare la lana facendo vibrare sopra di essa la corda di un arco di modo che le vibrazioni così prodotte separino le fibre.

La filatura è una sorta di passatempo familiare che, con l'esercizio, diventa automatico. Ogni membro della tribù lo farà servendosi di attrezzi piccoli e leggeri. Con un semplice giro della mano si fa ruotare il fuso che avvolge le fibre della lana creando il filo. La torsione di ogni filo corrisponde alla direzione della filatura: in senso orario abbiamo una torsione a Z, in senso antiorario a S. La lana filata in questo modo è ancora oggi la più ricercata. 

Discorso più approfondito merita la Tintura:

In tutte le culture preindustriali l'arte della tintura era un lavoro assai impegnativo, del quale ogni artigiano conservava gelosamente il segreto che veniva tramandato di generazione in generazione. Certi popoli o regioni si erano guadagnati una meritata fama per i loro coloranti: per esempio i Fenici erano assai considerati per il loro rosso porpora, la valle dell'Indo era particolarmente nota per i suoi rossi e i suoi blu.

Se il processo della tintura differisce a seconda dei vari artigiani, il principio di base è essenzialmente lo stesso: la diluizione della tintura in acqua bollente e l'immissione della lana in essa, tenendola sotto ebollizione più o meno a lungo.

Dal momento che non è possibile rifare esattamente la stessa tinta, ciò spiega quei cambiamenti di toni in un'area dello stesso colore (chiamati Abrash) che appaiono in alcuni tappeti.

I colori avevano, come è noto, origine vegetale o animale e quindi, a seconda del colore che si voleva ottenere, si usavano determinati materiali:

e tonalità di rosso più belle, ad esempio,  erano ottenute dalla cocciniglia e da altri insetti che, una volta catturati, venivano uccisi, seccati e sbriciolati. Altro colorante rosso molto utilizzato era la robbia, estratta dalle radici della Rubio tinctorum. La pianta veniva tagliata in autunno, le radici seccate, sbucciate e polverizzate. Il cinabro è un colorante rosso-arancio che si ottiene da una resina proveniente da Zanzibar, nota con il nome di sangue di drago. Un rosso scuro era invece ottenuto con la hennè, una polvere ricavata dal ligustro egiziano, una pianta tanto cara alla cosmesi orientale.

Un giallo molto apprezzato è quello dello zafferano (impiegato in particolare per la tintura della seta), che viene estratto dagli stami del Crocus sativus; tra i più usati sono lo zafferano bastardo (Carthamus tinctorius), assai diffuso in India, e la polvere della radice di curcuma. Anche le bucce del melograno, seccate e polverizzate, forniscono un giallo chiaro.

Il blu veniva invece ricavato dall'indaco, dalle foglie dell'Indogofera tinctoria tenute a bagno nell'acqua; attraverso processi di fermentazione e ossidazione le fibre acquistano il colore.

i toni migliori di verde si ottengono con le bacche delle Ramnacee, come il Rhamnus chlorphorus e il Ramnus utilis. Il bellissimo verde - Nilo viene ricavato dalla isparag, una pianta da latice che cresce spontanea in clima secco-arido. Però il metodo più usato per ottenere il verde è quello di colorare le fibre prima in giallo e poi col blu.

il marrone scuro lo si ottiene con il mallo della noce o con bucce di melograno tritate e bollite per diverse ore.

Il nero intenso lo si ottiene invece con una doppia tintura: prima con hennè e successivamente con l'indaco.

Poichè tutti i coloranti naturali (come, del resto, quelli sintetici) devono fissarsi o fare presa sul filo, occorre utilizzare una sostanza che favorisca tale azione. L'impiego del mordente può essere fatto prima, durante o dopo la tintura, anche se il risultato migliore lo si ottiene applicandolo prima. Uno stesso colorante fornisce delle tinte diverse a seconda del mordente impiegato.

Nell'antichità i fissanti utilizzati erano il solfato di alluminio, la cenere di legno e di radice, l'urina, alcune foglie o alcuni frutti. Oggi si utilizzano l'acido acetico, la soda caustica, i sali metallici d'alluminio, cromo, ferro e stagno.

Fino alla metà dell'800 si conoscevano solo coloranti di origine animale, vegetale e minerale. I coloranti sintetici furono inventati nel 1856 in Inghilterra dal chimico sir William Perkin, che sintetizzò il primo colore all'anilina. Questa scoperta comportò una vera rivoluzione che abbassò notevolmente il costo dei coloranti per i tessitori: i coloranti sintetici erano infatti veloci e semplici da usare; inoltre erano disponibili in molte tonalità. Così l'uso di coloranti chimici realizzati con l'anilina (un derivato del benzene) si diffuse rapidamente, a partire dal 1865, anche se essi erano molto inferiori ai coloranti naturali per quanto riguarda la resistenza delle fibre, il loro colore e la possibilità di ottenere diverse gradazioni di toni.

Col passare del tempo, la tecnica di produzione dei coloranti sintetici o "chimici" è stata notevolmente perfezionata,  si è completamente svincolata dall'uso di anilina (sostanza tra l'altro cancerogena) e oggi è possibile realizzare praticamente qualunque tonalità di colore a bassissimo costo e con notevoli qualità tecniche ed estetiche. 

Qualche decina di anni fa sono stati messi a punto dei colori al cromo, la cui qualità è talmente alta che si confondono con i coloranti naturali e, infatti, vengono spesso spacciati per tali da commercianti impreparati e/o disonesti.

Oggi i coloranti chimici sono praticamente gli unici usati nella produzione dei tappeti.

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La Tessitura

La tessitura avviene utilizzando telai: ve ne sono di diversa grandezza e dotati di vari accorgirnenti, ma quelli maggiormente utilizzati anche ai giorni nostri sono di due tipi: orizzontali (portatili) o verticali (semi-permanenti, utilizzati soprattutto nei villaggi e comunque da popolazioni sedentarie).

Il telaio orizzontale, di struttura molto semplice, è formato da due travi o subbi, fissate al suolo con dei picchetti, alle quali vengono allacciati i fili dell'ordito. Servendosi di un palo (liccio) collegato con i fili dell'ordito, l'artigiano può sollevare o abbassare i fili dell'ordito creando così quello spazio necessario a fare passare il filo della trama. Una volta assicurata la cimosa (o base d'inizio), l'artigiano comincia ad annodare dei fili corti e sottili scelti in base al colore da impiegare, alle catene dell'ordito. Una volta completata la fila longitudinale dei nodi, passa al successivo filo della trama e prosegue allo stesso modo fino a completare il tappeto.

Estremamente leggero e maneggevole, il telaio orizzontale può facilmente essere smontato e caricato su un animale per essere trasportato e quindi rimontato nel luogo della nuova sosta: ecco perchè viene utilizzato principalmente dalle tribù nomadi. Mentre la lunghezza del tappeto può variare a piacere, la larghezza, servendosi di questo tipo di telaio, risulta piuttosto limitata.

 

Esempi di telai Orizzontali:

 

Esempi di telai Verticali:

 

I telai verticali sono costruiti in modo similare: due pali verticali ai quali sono fissate due travi trasversali, una in alto e una in basso, alle quali vengono fissati i fili dell'ordito. Con questo tipo di telaio si possono realizzare dei tappeti molto grandi o più tappeti alla volta. La larghezza finale del tappeto dipende dal numero degli orditi tesi sul telaio e la sua lunghezza dal tipo di telaio utilizzato.

L'artigiano, seduto su un asse di altezza regolabile, esegue i nodi partendo dal basso. Oggi i moderni "ateliers" utilizzano dei cilindri mobili che consentono l'arrotolamento del tappeto per seguire l'avanzamento dell'opera e modificarne la lunghezza a volontà.

Per ribattere i fili delle trama ci si serve di attrezzi molto semplici, in genere di legno e di fabbricazione domestica. Anche al giorno d'oggi questi strumenti sono: una lama per il primo taglio dopo l'esecuzione del nodo, una sorta di pettine che serve a comprimere nodi e trama, un paio di affilatissime forbici per rasare il tappeto una volta terminato.

I motivi delle decorazioni sono tramandati di generazione in generazione con piccole variazioni. I disegni più complessi vengono eseguiti in base a dei cartoni elaborati da appositi maestri su carta millimetrata: ogni quadretto della carta corrisponde ad un nodo del tappeto.

 

 Una volta terminato il tappeto si passa alla rasatura, con l'aiuto di una cesoia ricurva, per ottenere una superficie soffice ed uniforme: si tratta di un lavoro assai delicato che richiede una eccezionale abilità. Infatti, se la decorazione è rasata troppo alta, manca di nitidezza; se è rasata troppo corta, manca di solidità.

Quando i nodi sono stati fatti, i fili che ne emergono vengono piegati verso il tessitore, quindi verso l'inizio del tappeto. Quando si guarda un tappeto nel suo senso di fabbricazione, lo si vede dal suo lato più scuro; nel senso inverso, poiché la luce viene riflessa dal corpo dei fili e non dal taglio, il tappeto appare più chiaro e brillante.

Essendo l'annodatura l'elemento fondamentale per il rispetto della tradizione della tessitura di un tappeto, è opportuno precisare la differenza tra i tappeti fatti a mano e quelli annodati a mano.

L'annodatura rappresenta circa l'80% del lavoro nella realizzazione di un tappeto. Esistono però dei "tappeti" che non sono più annodati, ma fatti a mano in quanto i fili di lana sono semplicemente passati attorno agli orditi senza alcun nodo. I Klim, i Soumakh, e tutte le varianti affini ad essi, appartengono a questa categoria di "tappeti" fatti a mano, ma non annodati.

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Il Waghireh

In Persia ed in Caucaso in particolar modo, tra gli abitanti dei villaggi che si dedicano alla tessitura annodata, si fa uso ancora oggi del Waghireh, tappetino decorato da un unico motivo, che viene ricopiato molte volte nel tappeto maggiore.

Per quanto concerne l’uso del Waghireh esso è relativamente semplice. Rovesciandolo, sul suo verso appaiono distintamente le righe dei nodi impiegati per formare il disegno. Ogni riga viene analizzata nei nodi policromi (più raramente monocromi) che la compongono.

Per esempio: cinque nodi rossi, tre verdi, uno nero, uno beige, tre azzurri, sei rossi ecc.....

Lo stesso identico ordine verrà seguito nell’esecuzione del nuovo tappeto e cosi’ via fino all’esaurimento delle righe del Waghireh, per ricominciare da capo fino a che il nuovo tappeto sarà completato.

  

 

I Cartoni e i Talim

I Waghireh sono validi per produzioni abbastanza stilizzate ed elementari e comunque di produzione nomade, ma quando si viene a decorazioni più ricche ed elaborate, al di fuori degli schemi ripetitivi si ha bisogno dei "cartoni".

Anticamente si ricorreva a cartoni segnati da un reticolo di rette, su cui si trasportava la decorazione con relativi colori; ad ogni quadratino risultante dall’intersezione delle rette medesime corrispondeva un nodo. Attualmente in particolar modo nei laboratori, l’indicazione dei motivi e dei colori è segnata su della carta millimetrata. Cosi’, in molte località, l’Ustad (Maestro) anziché lavorare al telaio, osserva tali modelli ordinando agli operai il numero dei nodi di vario colore necessari alla creazione del disegno.

In alcune province esiste un apposito libro, detto "Talim", che contiene la descrizione di vari tipi di tappeti: scelto il manufatto che si intende produrre, il Talim, di cui sotto se ne può vedere uno della provincia del Kashmir, viene affidato ad un conduttore che non ha più bisogno del cartone disegnato.



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