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L'Oggetto della Settimana 

 

Zoom Processing, please WaitZ/1179 -Meraviglioso elefante, placcato in osso, realizzato intorno alla metà del XX secolo, in Cina.

Misure cm. 50 x cm. 25 x cm. 40 h

Prezzo: €. 900,00

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L'Articolo della Settimana

Le Snuff Bottles - prima parte

 

Snuff bottle” è un vocabolo inglese che indica una piccola bottiglietta usata dai cinesi per contenere tabacco da fiuto.
Non esiste una traduzione italiana comunemente accettata e l’equivalente, potrebbe essere “flacone”o “bottiglietta” per tabacco da fiuto, ma dal momento che i maggiori esperti ed antiquari sono inglesi, i più grandi collezionisti sono americani e quasi tutta la letteratura disponibile è in lingua inglese, anche i collezionisti occidentali non anglosassoni si sono ormai rassegnati all’uso del termine “snuff bottle”.

Il tabacco, originario del continente americano, è stato introdotto in Cina verso l’inizio del Seicento da commercianti spagnoli e portoghesi.
L’usanza di fumare foglie di tabacco si diffuse così rapidamente tra tutti gli strati della popolazione che, con l’avvento della dinastia Qīng 清 (1644), il fumo venne dichiarato illegale.
Fu però consentito annusare il tabacco (in inglese “snuff”) finemente tritato e mescolato con varie sostanze aromatiche (menta, canfora, gelsomino o altre piante e fiori), in quanto si pensava che potesse essere un rimedio per le malattie più comuni, quali il raffreddore, il mal di testa, il mal di stomaco.
Per questo motivo il tabacco da fiuto usato in Cina veniva conservato in piccoli flaconi come la maggior parte delle altre medicine, a differenza di quanto avveniva in Europa dove le tabacchiere avevano solitamente forma di scatoletta, o tra gli Indiani d’America che tenevano il tabacco dentro borsette di pelle.
 
Un altro motivo per cui il tabacco veniva conservato dentro le bottigliette è l’estrema umidità di varie parti della Cina, soprattutto quelle meridionali, che imponeva che il tabacco venisse tenuto dentro un recipiente sigillato, come erano appunto le snuff bottle.
L’uso del tabacco da fiuto si diffuse rapidamente presso la corte dell’imperatore Kāngxī 康 熙 (1662-1722) e le snuff bottle divennero uno status symbol ed un’opportunità per esibire la propria ricchezza ed il proprio rango all’interno della società cinese.
Ben presto l’uso del tabacco da fiuto si estese anche alle classi meno abbienti e divenne usanza comune offrire un pizzico di tabacco agli ospiti che si ricevevano in casa o ai conoscenti che si incontravano per strada.
L’abitudine di fiutare tabacco terminò drasticamente con la fine della dinastia imperiale Qīng e l’avvento della Repubblica (1911).

 

 

 

Il fatto che il tabacco da fiuto fosse molto usato alla corte imperiale, che da sempre incoraggiava ogni forma d’arte, portò alla nascita di una vera e propria industria di snuff bottle.
Per un secolo, dal 1680 al 1780, le botteghe artigiane che producevano snuff bottle all’interno della Città Proibita 故 宫“Gùgōng”raggiunsero il numero di 250.
I migliori artigiani fecero a gara per creare le bottigliette più belle e originali e l’imperatore stesso era solito regalare delle preziose snuff bottle o anche serie di 8, 10 o 12 bottigliette identiche ai suoi cortigiani ed ai sovrani stranieri che andavano in visita in Cina.

 

 


 

Le snuff bottle sono sempre di dimensioni ridotte (solitamente non superiori a 7-8 cm di altezza) in modo da poter essere facilmente portate in tasca o dentro piccole borse di seta legate alle vesti.
Al tappo delle bottigliette è fissato un piccolo cucchiaio di metallo o di avorio o di osso che veniva usato per estrarre il tabacco dalla bottiglietta, metterlo tra le dita ed annusarlo.
Un altro modo di fiutare il tabacco, sicuramente molto meno diffuso, consisteva nel versarne una piccola quantità dentro un minuscolo piattino e prenderlo tra le dita per portarlo al naso.

Citazione da www.snuffbottles.it

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L'Articolo della Settimana

Il Taj Mahal - Un po' di storia tra leggenda e realtà

 

 


 

 

Il Taj Mahal , chiamato anche il mausoleo dell’amore , è uno dei monumenti più conosciuti e visitati al mondo.
Non a caso è stato inserito nell'elenco delle sette Meraviglie del mondo moderno.
Il poeta indiano Tagore definì il magnifico mausoleo come "una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo”.
Il Taj Mahal fu fatto erigere nel 1632 dall’imperatore Shan Jahan, come residenza funebre per commemorare la figura della sua amata moglie Mumtaz-i-Mahal, che, in lingua persiana, significa "Luce del Palazzo”.


La donna morì di parto dopo aver dato alla luce il loro quattordicesimo figlio.


La leggenda narra che l’Imperatore , distrutto dal dolore, decise di far costruire questo imponente monumento, a testimonianza del suo amore eterno verso la donna e che a causa dell’infinito dolore, l'imperatore invecchiò nel giro di pochi mesi e che i suoi capelli corvini divennero, improvvisamente, bianchi come la neve.


Si narra ancora che quando Mumtaz-i-Mahal era ancora in vita, ottenne dal marito quattro promesse: la prima era quella di costruire un tempio, la seconda quella che si sarebbe sposato ancora, la terza quella di essere sempre gentile e comprensivo con tutti i suoi figli, ed infine, l’ultima quella di visitare la sua tomba ogni anno, in occasione della ricorrenza della sua morte.


La costruzione del Taj Mahal, come già detto, iniziò nel 1632 e venne completata in 22 anni di duro lavoro. Probabilmente furono più di mille gli elefanti che vennero utilizzati per trasportare i pesantissimi marmi.
La cupola è composta esclusivamente da marmo bianco e la posizione, cosi vicina al fiume Yamuna, permette un magico e raro gioco di colori, che mutano durante le ore del giorno e a seconda dei cambiamenti stagionali. Come un diamante prezioso, il Taj Mahal brilla quando le pietre semi preziose, incastonate nel marmo, incontrano le luce del giorno e della notte.
Capita cosi, di ammirare queste sfumature e le varie tonalità: rosato al mattino, bianco-argento alla sera, dorato quando sorge la luna.
Tutto questo gioco di luci, ombre e colori, conferisce al luogo l’idea della magia, dell’incanto, della favola; quasi a voler rispecchiare la mutevolezza dell’umore femminile.

 

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