AR/1004 - Eccezionale Khordjin (Sacca da cavallo/cammello) realizzata dalle tribù curde dell'area centro occidentale dell'Iran durante la fine del XIX secolo con tecnica Soumakh. Eccellente lo stato di conservazione e molto affascinanti i colori ed i disegni realizzati.
Eco Pen Drive - Vuoi restare aggiornato sul nostro magazzino? Vuoi vedere in modo semplice, veloce, e pratico, direttamente da casa tua, tutto quello che puoi vedere nella nostra galleria? Acquista una nostra Eco Pen Drive, un prodotto realizzato in materiale ecologico (legno) e con le migliori tecnologie al suo interno (una comoda memoria da 4 Gb riusabile all'infinito) con la quale potrai controllare in tutta calma le foto, le descrizioni e i prezzi dei nostri tappeti e oggetti di antiquariato, e scegliere in modo attento ed oculato.
Potrai inoltre usarla per i tuoi file, cancellare e ricopiare all'infinito tutto ciò che ti interessa, e portarla comodamente con te, grazie al laccio in caucciù compreso nella confezione.
La tecnica e l'arte della lacca sono state inventate e create dai cinesi. Insieme alla seta e alla porcellana costituiscono uno dei maggiori apporti della Cina all'arte universale. Da venticinque secoli le lacche, in Cina, sono state considerate oggetti artistici e di lusso. Erano realizzate dopo una lunga serie di operazioni lente, minuziose e complicate, che facevano intervenire, uno dopo l'altro, una decina d'artigiani e d'artisti. Morbidi, gradevoli, vellutati, con una lucentezza al tempo stesso calda e brillante, sorprendentemente leggeri, e tuttavia estremamente resistenti, poco rumorosi quando vengono urtati, gli oggetti di lacca hanno un fascino irresistibile, e non bisogna scordare altre proprietà incomparabili: sono resistenti all'acqua, anche se bollente, all'umidità, agli acidi e al calore, mentre la loro anima interiore nella maggior parte dei casi è di legno, di stoffa o di cartapesta.
Oltre alla "lucentezza e alla freschezza" che le caratterizzano, padre Le Comte notava già con ammirazione, in una lettera del 1685, che i recipienti di lacca non conservavano alcuna traccia d'odore e non restavano macchiati di grasso neppure dopo essere stati semplicemente lavati con acqua. Isolanti eccellenti, oggi trovano impieghi inattesi nell'industria: cruscotti per automobili e lampade da scrivania, per esempio. A dire il vero la lacca fu la prima materia plastica di cui sia stato fatto uso.
La lacca: materiali e tecniche.
Il termine lacca può designare una vernice, gli oggetti fabbricati con essa, il materiale di base, una resina - si tratta di una vernice derivata dalla resina succosa, grigio-rossastra, di una terebintiacea, il Rhus vernicifera: è il qishu dei Cinesi, un albero che vive una ventina d'anni e in estate viene inciso come un pino delle Lande. Oggi l'albero è passato anche in Corea, in Giappone e nell'Annam. Non si deve confondere questa resina corrosiva e delicata da maneggiare con la gommalacca dell'India, di Ceylon e della Birmania, prodotta da un insetto arboricolo. Una volta raccolta, la resina fermentata viene depurata tramite filtraggi attraverso stoffe di canapa, e sottoposta a una lenta ebollizione; poi viene tinta di nero tramite l'aggiunta di nerofumo o di solfato di ferro, o di rosso, con del cinabro (o solfuro naturale di mercurio).
Si possono anche ottenere lacche bruno-rossastre o dorate, di varie sfumature. Questa vernice protettiva viene quindi passata su ogni genere di oggetti, recipienti (vasellame per la tavola o a fini funerari), vasi rituali, piatti, schermi da tavolo, cesti, scatole da regalo, cappelli (su seta), scarpe, bare, mobili (stipi, armadi, sgabelli portaoggetti, paraventi, guanciali...), strumenti musicali (liuto, siringa ecc...), oggetti da toilette (pettini, scatole per cosmetici, per unguenti...), armi (impugnature e foderi di spada, archi, scudi...).
In tutti i tempi, anche i pilastri e le colonne dei palazzi e dei templi, nonché le grandi statue buddhistiche furono laccati. Come si può vedere, moltissimi oggetti della vita quotidiana erano rivestiti con questa vernice protettiva, bella e adatta a ricevere ogni genere di decorazione (poteva essere dipinta, scolpita, incisa, incrostata, incavata e poi dipinta).
Materiali di ogni genere servivano da supporto a questi oggetti da laccare: il più usato era un legno di pino che veniva oliato, e su cui talvolta veniva applicata una tela di canapa o di ramia (fibra tessile ricavata da una specie di ortica). Ma si laccavano anche bronzi, porcellane e terraglie, cuoio, cartapesta, oggetti di scorza di bambù, e carcasse di tela indurita, di canapa o di ramia. Su di una forma d'argilla o di gesso veniva applicata della tela che era laccata e lasciata asciugare. Queste applicazioni di tela e lacca venivano ripetute a più riprese, fino a ottenere uno spessore adeguato. Questi supporti di tela erano altrettanto durevoli e più leggeri di quella di legno.
Una volta pronta questa forma, come procedevano i sette o otto lavoranti che se la passavano uno dopo l'altro? Il primo preparava l'apprettatura, poi stendeva questo rivestimento, una vernice mista a ceneri di ossa carbonizzate; una volta che quest'apprettatura si era asciugata, i laccatori passavano uno strato dopo l'altro di lacca, che si lasciava asciugare lentamente (operazione estremamente lunga e delicata, che richiedeva circa una settimana per ogni laccatura), in un ambiente umido e oscuro, al riparo dalla polvere, all'interno di fosse o barche, sui laghi.
Quando ogni strato si era seccato (una decina o più durante la dinastia Ming), veniva sfregato con cura per mezzo di una pietra pomice o con carbone di legna, poi veniva levigato e lisciato a mano. Ogni otto, dieci giorni, quest'operazione veniva ripetuta: verniciatura, pomiciatura, levigatura, asciugatura ecc... Quindi interveniva il laccatore responsabile dell'ultimo strato, talvolta un doratore, ed era soltanto dopo altri otto giorni circa, dopo tutte queste asciugature, che intervenivano gli artisti; il pittore, l'incisore (per l'iscrizione, poiché molte lacche recano il nome degli artigiani e dei funzionari responsabili), e infine il pulitore-lucidatore.
Tutto il lavoro della laccatura preludeva dunque alla decorazione. Si dipingeva sulla lacca dura, oppure la si scolpiva, tagliava, incideva, si incavava per dipingerla, oppure la si incrostava d'argento (durante la dinastia Han), di madreperla (durante le dinastie Tang e Ming) oppure di piccoli motivi d'avorio, madreperla, tartaruga, corallo, lapislazzuli, quarzo, corniola, giada, agata, turchese ecc. (nel XVIII-XIX secolo).
Si osserverà che, dal IV secolo a.C., si diffuse la consuetudine di riservare il nero alle superfici esterne (scatole, recipienti, bare ecc...) e il rosso all'interno. Per di più, nel caso di applicazioni sovrapposte di colori diversi, in ultima istanza, il rosso è sempre applicato sul nero, non avviene mai l'opposto.
Per ogni acquisto effettuato via internet, o comunque senza ambientazione in loco, Vi garantiamo il rimborso dell'intera somma versata, per i 15 gg. successivi alla vendita.
Site Info
Per una corretta visualizzazione del sito, si consiglia l'utilizzo di Mozilla Firefox, ed una risoluzione minima di 1280 x 1024 pixel.