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Il Piacere della scoperta dei Tappeti Orientali Stampa E-mail

 

L'Oggetto della Settimana 

 

Zoom Processing, please WaitAS/1044 - Particolarissima "Stupa" tibetana da monastero, prevalentemente usata come "reliquiario" ed oggi come piccola cassettiera dal fascino eterno. Realizzata intorno alla fine del XIX secolo, in legno intagliato, laccato e dorato.

Tibet - Fine XIX secolo

Misure cm. 47 x cm. 47 x cm. 82 h

Prezzo: €. 850,00 

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L'Articolo della Settimana

I Tappeti Armeni - prima parte

(per gentile concessione del Dr. Arà Zarian)

(Vai alla prima parte)

Tipologie principali del Tappeto Cristiano Armeno

 

Il Tappeto Gohar

Il Tappeto "Gohar" porta il nome della donna armena creatrice di questo stile artistico nell’anno 1680 come inciso sull’estremità superiore dello stesso tappeto. La composizione strutturale, il colore, le caratteristiche figurative si riferiscono ai noti tipi di vishapagorg "tappeto a drago".

Movimentata la storia di questo tappeto che inizialmente fu rubato da una chiesa armena, alla fine del XIX secolo, e venduto a un signore inglese. Fino al 1899 questo tappeto è stato custodito nel Museo Britannico di Kensington, in seguito passò al Victoria and Albert Museum. Venduto all’asta di Londra nel 1977, il tappeto Gohar finisce a Johannesburg e di seguito negli Stati Uniti d’America.

Il primo studioso a pubblicarlo è stato F. R. Martin (Sammlungen aus dem Orient in der allgemanien Kunst und Industrie, Stockholm, 1897). Lo stile geometrico assiale di questo tappeto riporta al centro un medaglione a croce con raggi circondato da un bordo roseo. La predisposizione dei successivi medaglioni ricorda la composizione del tappeto artzvagorg  "tappeto ad aquila".

Tutto il campo del tappeto è sparso di fiori che assumono forme d’intreccio, elemento caratteristico per i tappeti chiamati tzaghkagorg  "tappeto a fiori". Il cornicione del bordo esterno è composto di triangoli articolati di colore bianco-giallo e rosso-verde. Questo tappeto, unico nel suo genere, ha avuto il pregio di non esser mai stato ripetuto, se non in singoli elementi che si riproducono in altre tipologie.

 

I Tappeti Vishapagorg

Il cosiddetto "tappeto a drago" o a "dragone" è considerato il più antico nella sua tipologia e non presenta analogie nell’arte del tappeto sia armeno che caucasico. Il pezzo più antico si ritiene sia quello, diventato ormai famoso, acquistato dal Grafa Damasco nel 1900 e poi venuto in possesso del museo berlinese. A causa della seconda guerra mondiale non ne restano che frammenti. Sarebbe dello stesso periodo (inizi del XVI secolo) un altrettanto importante frammento conservato al Museo Bardini di Firenze. Esistono poi importanti esemplari custoditi presso il Museo della Storia dell’Armenia a Jerevan e presso l’esposizione del Museo della Storia della Città di Jerevan in Armenia.

Gli esemplari più antichi sono evidenziabili da un motivo a traliccio caratterizzati dall'uso di motivi floreali e zoomorfi. Nel campo, generalmente di colore rosso, compare la figura del drago, spesso in coppia; in particolare, schiena contro schiena che simboleggia l'immaginario collettivo di molte culture come essere sia malefico sia benefico.

Nei miti della creazione i draghi sono per lo più esseri primitivi brutali che devono essere sconfitti dagli Dei. In seguito, ad assumere il ruolo di uccisori di draghi furono gli eroi e i progenitori della stirpe nobile. Nell'epopea popolare armena, gli eroi Sanasar e Baghdassar sconfiggono il drago per liberare il popolo dal male. Il simbolismo cristiano vede nel drago un’incarnazione del dominio sconfitto dall’arcangelo Michele e precipitato nell’inferno. Per questo i draghi spesso sono collegati al fuoco e sono rappresentati negli atti di sputare fuoco. Nell’Oriente il drago è visto come simbolo di fortuna, in grado di produrre l’elisir dell’immortalità.

Altre figure zoomorfe, come la fenice in lotta, il leone ecc., completano talvolta la decorazione. Nelle bordure, prevalgono arabeschi e palmette. Tutti i colori sono piuttosto vivaci. I centri più importanti di tessitura di questi tappeti erano: Van, Mush, e Karin nell'Armenia Storica.

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Tappeti ad aquila (Artzvagorg)

Il “re degli uccelli” è un noto simbolo della smisurata potenza e dell’attitudine alle armi. Per il mondo cristiano nel suo volo ad alta quota si vedeva l’equivalente dell’Ascensione di Cristo, e l’efficacia benefica della luce spirituale. Come uccello distruttore di serpenti e draghi l’aquila simboleggia la vittoria della luce sulla forza del male. Corrisponde ai significati che nell’antichità venivano attribuiti a Giove.

Questi tappeti, tipicamente armeni, si caratterizzano dalla presenza di medaglioni centrali e angolari con raggi chiamati dagli stessi tessitori "aquile". Al centro del medaglione, si evidenziano delle frecce scure che rappresentano il disco solare. Il contorno, caratterizzato da colori vivaci ed è ornato da motivi di "vishap", da ali di uccelli e vari simboli. Lo sfondo è prevalentemente rosso. I medaglioni spesso sono contornati da fascette giallastre e marroni. La provenienza di questi tappeti è considerata la provincia di Artsakh, particolarmente la città di Shushì. Questi tappeti vengono diffusi a partire dal XVII secolo.

 

 

Tappeto floreale (Tzaghkagorg)

II motivo iniziale (draghi, fenici, lotte d'animali) si arricchisce sempre più di ampie motivazioni vegetali tutte allungate verso l'alto, disposte in varie file. La costruzione a traliccio dà la sensazione di un disegno senza fine, caratteristica propria dei tappeti armeni. Spesso si inseriscono nel campo serie di palmette, grandi palme e nastri di nuvole. Il fiore è il simbolo universale della giovinezza, il fiore, in virtù della disposizione (stella dei suoi petali) è divenuto presso molti popoli l’emblema del sole, dell’orbita terrestre del centro dell’universo. Inizialmente il fiore ha simboleggiato l’energia vitale, la gioia di vivere, la fine dell’inverno e la vittoria sulla morte. Un bastone di legno secco che torna a produrre germogli freschi si trova in molte leggende popolari nell’Oriente.

Trattandosi di tappeti dalle dimensioni abbastanza ampie, tali da escludere la provenienza nomade, essi vengono ricondotti a manifatture stabili.

II tipo di tappeto a traliccio vegetale copre un lungo arco di tempo che può andare dal XVI al XVIII secolo. Anch'esso rivela il medesimo processo di trasformazione delle forme già descritto nei tappeti a drago.  Le ordinazioni più varie inducono i centri di Kuba, Kasakh, Gharabagh, Talish ed altri, ad incrementare il numero dei disegni in risposta ad apposite richieste di mercato.

 

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Tappeto a croce stellata (Khatchagorg-Astghagorg)

Del gruppo dei tappeti a stelle e croci fanno sicuramente parte alcuni tappeti del Caucaso di origine armena. Tale motivo, per il fascino della sua decorazione, è ripreso un po' in tutto il Caucaso tanto che esistono disegni “lesghi” su strutture di tappeti Shirwan e Kuba. In questi tappeti gli "ensi" sono caratterizzati da un motivo a forma di croce.

Per questo, in Turchia, sono anche impropriamente chiamati khatchlù, che in armeno significa “croce”. Questo motivo divide il campo in quattro comparti movimentati da disegni arcaici. La parte superiore dell’ensi presenta solitamente una o più cuspidi, mentre la parte più bassa è occupata da un’alta alam, cioè da una fascia in parte annodata e in parte tessuta a kilim, la cui funzione è di proteggere il manufatto dalla consunzione provocata dallo strofinio sul terreno.

Sull'origine armena di tale decorazione si possono suffragare dati attendibili attribuibili al rinvenimento di pavimentazioni a mosaico risalenti all'VIII secolo D.C. in Armenia, Siria, e in Cilicia che potevano già esser prese a modello per tesser i primi tappeti a croci stellate dell'alto medioevo.

Una chiave di lettura dei tappeti a croci stellate è stata invece dettata da studi che riguardano il carattere zoomorfo nascosto nelle decorazioni apparentemente geometriche. In effetti, se guardiamo bene com'è composta una stella armena, possiamo notare che essa nasconde, come in un rebus, teste d'uccello semplici e doppie dal profilo scalettato. Questa lettura può esser fatta sia leggendo il disegno primario che il disegno in negativo; ci accorgeremo che il disegno non è casuale e che si compenetra volutamente in un perfetto equilibrio.

La simbologia che da vita a una mirabile allegoria d'allegria e di gioia, dettata dall'esplosione di stelle e da losanghe uncinate che illuminano un profondo cielo blu, e che portano in se il seme della vita e della rigenerazione. La croce rappresenta l’orientamento nello spazio, il punto d’intersezione tra le linee, l’unificazione di molti sistemi dualistici sotto forma di una totalità che corrisponde alla forma umana con le braccia aperte (l’uomo vitruviano di Leonardo).

Assieme al cerchio costituisce un elemento strutturale che sta alla base di molte figure di meditazione e si ritrova nelle piante di diverse chiese armene, Edjmiatzin, Bagaran, Mastarà, Avan, Hripsimè. Non per caso, nella letteratura scientifica che tratta l’architettura religiosa armena, possiamo leggere: “pianta a croce armena, tetraconco a croce armena”.

 


Tappeto a serpente

Uno dei tanti tappeti particolari è il tappeto a serpenti della regione di Artzakh, ora parte della Repubblica Autonoma del Gharabagh Montano. Il serpente è noto come animale simbolico considerato sempre in maniera molto contraddittoria. In molte culture arcaiche simboleggia il mondo inferiore e il regno dei morti. Il significato del serpente collega le idee di vita e di morte in modo così specifico che si può dire, non esita cultura che abbia ignorato la sua esistenza. La saggezza popolare dice che il serpente prima di bere l’acqua dalla sorgente, lascia il veleno nella sua caverna, allo scopo di mantenere l’acqua pura.

La composizione dei tappeti a serpenti si focalizza sulla presenza di grandi medaglioni disposti sull’asse verticale del tessuto a rombo o esagonale al centro del quale, si dispongono le svastiche dalle quali spuntano rampolli terminati da stelle. Il quadrato contenente la svastica è circondato da otto serpenti. La composizione simboleggia la creazione dell’universo protetto dai serpenti. Il campo circostante è seminato da figure umane, animali, uccelli, strumenti di lavoro come a simboleggiare la presenza della vita e della quotidianità. I colori che prevalgono maggiormente sono il rosso, l'azzurro scuro, il violetto intenso e il giallo chiaro. Il bordo esterno è caratterizzato da un motivo floreale dentellato.

 
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L'Articolo della Settimana

Acqua Islam e Arte al MAOTORINO

Goccia a goccia dal cielo cade la vita.
ACQUA, ISLAM E ARTE
da 13 Aprile 2019 a 1 Settembre 2019

Mostra a cura di Alessandro Vanoli

Una grande mostra che racconta il rapporto tra acqua e Islam, dalle sue radici più antiche ai suoi tanti complessi sviluppi, sino alle necessità più recenti. Alcuni dei più importanti musei europei ed extraeuropei – tra i quali l’Ashmolean Museum of Art and Archaeology di Oxford, il L.A. Mayer Museum of Islamic Art di Gerusalemme, il Benaki Museum di Atene, il Museo de La Alhambra di Granada, la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Museo Nazionale del Bargello di Firenze, il MUCIV – Museo delle Civiltà di Roma –  hanno messo a disposizione le loro preziose opere per realizzare questo progetto.
 

Mā’, poche lettere in arabo. Comincia tutto da lì.

A partire dalle affermazioni del Corano e della letteratura successiva, si illustra lo sviluppo storico dei tanti ruoli e significati ricoperti dall’acqua e l’incarnazione dei suoi significati nell’arte e nei manufatti islamici.

Tra l’acqua e il mondo islamico esiste infatti un rapporto antico e intimo. Le ragioni climatiche lo spiegano solo in parte: vi è un’eredità antica di culture e civiltà precedenti, un senso religioso profondo e tante complesse ragioni sociali e culturali. L’acqua appartiene ai nostri sogni più profondi: evoca la maternità, la pulizia, la purità, la sensualità, la nascita e la morte. Questo naturalmente vale per ogni civiltà, ma nell’Islam tale serie di idee ha trovato un suo senso più profondo, facendo dell’acqua uno dei cardini stessi dell’esistenza umana: un cardine tanto spirituale quanto sociale ed estetico.

La mostra è una narrazione attraverso immagini, reperti, libri e miniature: tecnologia, vita quotidiana e arte, che per secoli si sono rispecchiate nelle tante diverse fruizioni dell’acqua.

Grazie ai prestiti concessi dalle più importanti istituzioni europee ed extraeuropee, da autorevoli collezionisti privati e alle preziose opere custodite al MAO, l’esposizione testimonia la varietà e la ricchezza di manufatti legati al tema e all’uso dell’acqua. Tra gli oltre 120 manufatti esposti, vi saranno bocche di fontane siriane, brocche iznik, tappeti che coprono un arco temporale che va dal XVI al XIX secolo, una coppa in vetro iraniana del IX-X secolo, uno spargiprofumo del XII-XIII secolo proveniente dall’India, oltre a numerosi manoscritti.

Verranno raccontate le canalizzazioni siriane, i giardini di Spagna e i bagni di Istanbul. Ma non solo. Vi sarà spazio anche per guardare all’eredità islamica nel mondo europeo: dal cinquecento sino all’orientalismo ottocentesco - nelle vetrine troveranno spazio straordinari oggetti “trasformati”, come il vaso d’arte fatimide del X-XI secolo in cristallo di rocca con montatura di manifattura fiorentina del 1555 diventato un reliquiario o oggetti ispirati al mondo islamico, come il catino da barbiere di manifattura veneta - fino a scoprire che tanto di quel passato non ci è solo vicino, ma ci appartiene intimamente.

L’allestimento giocherà con il suono e il movimento dell’acqua, così da far immergere opere e visitatori in un paesaggio di armonie sonore e visive. Richiamando impianti e simboli, la mostra si suddivide in quattro tematiche principali. Un percorso scandito da grandi temi, che servono a sottolineare le caratteristiche comuni di tale relazione, pur mostrando l’importanza delle varie differenze culturali e regionali dei mondi islamici.  Il percorso comincerà dalla fruizione religiosa: la parola del Corano, il pellegrinaggio, la preghiera, la purificazione. E per questa via il pubblico entrerà poi nella seconda sala, per una necessaria sosta nell’hammam, nel bagno inteso come luogo di purificazione e aggregazione, per sottolinearne il senso religioso, igienico e sociale. Poi si seguiranno i percorsi dell’acqua sino all’interno delle case e dei palazzi, nella vita quotidiana, tra sostentamento e convivialità, per affrontare infine il tema dell'approvvigionamento, degli acquedotti e delle fontane. Per questa via sarà inevitabile uscire infine negli spazi aperti, quelli dell’agronomia e del giardino, per parlare di campagne, di oasi e degli spazi domestici o pubblici adibiti alla coltivazione e alla ricreazione. Tecnologia, vita quotidiana e arte, che per secoli si sono rispecchiate nelle tante diverse fruizioni dell’acqua. Per non dimenticare quanto tutto questo parli al presente, visto che l’acqua è oggi forse il bene più fragile e conteso e che troppa parte del mondo musulmano lotta e soffre per l’accesso a quella risorsa.

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Comitato scientifico: Giovanni Curatola, Presidente,

Ilaria Bellucci, Marco Galateri di Genola, Claudia Maria Tresso, Alressandro Vanoli

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In mostra è usato la font ad Alta Leggibilità biancoenero di biancoenero edizioni disegnata da Umberto Mischi disponibile gratuitamente per chi ne fa un uso non commerciale. www.biancoeneroedizioni.it

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Catalogo mostra edito da Silvana Editoriale.

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Per tutta la durata della mostra un calendario di eventi consentirà al pubblico di approfondirne i temi e di immergersi, anche se solo figurativamente, nell’acqua che scorre nelle sale espositive del MAO. La rassegna prevede incontri con gli studiosi che hanno contribuito alla realizzazione della mostra e conferenze in collaborazione con il Politecnico di Torino. A completare il calendario visite guidate e attività per famiglie.

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PRESENTAZIONE AGLI INSEGNANTI venerdì 12 aprile alle ore 15

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ORARIO da martedì a venerdì 10-18; sabato e domenica 11-19

La biglietteria chiude un’ora prima. Chiuso normalmente il lunedì

Aperture straordinarie Pasqua, pasquetta, 25 e 29 aprile, 1 maggio, 2 e 24 giugno, 15 agosto 2019

TARIFFE

Mostra: intero €10; ridotto €8; Gratuito Abbonati Musei Torino Piemonte

Mostra + collezioni: intero €14; ridotto €12; Gratuito Abbonati Musei Torino Piemonte

INFO t. 011.4436932


mao@fondazionetorinomusei.it

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