Riconoscere i Tappeti e i Tessili Antichi (2° parte) Stampa

 

fonte TappetiMagazine - Autore Kailash

Ho asserito che la maggior parte dei tappeti e dei tessili antichi che ci sono in commercio appartengono al XIX secolo, da tutta questa fonte di esemplari si possono trarre diversi accorgimenti per cercare di analizzarli e capirne il loro fascino.

Personalmente quando analizzo un esemplare antico, oltre ad esaminare tutti gli aspetti tecnici, stilistici, storici, conservativi e quant'altro serva a comprendere che l'oggetto sia autentico, guardo all'aspetto emozionale che mi trasmette l'oggetto; se è "giusto", entra una certa simbiosi tra l'osservatore e chi è osservato, che è difficile spiegare a parole, ma che è come una scintilla che ti fa capire che quello è il pezzo giusto.

Tante volte se lo si sa guardare è l'oggetto stesso che ci fa capire che è autentico, che ha un anima, che è figlio di quei popoli che l'anno creato, perché il fascino del tempo passato con tutti i suoi contenuti che vanno al di la di tutti gli altri aspetti è irriproducibile anche per un buon falsario.

Ma torniamo all'analisi tecnica, se noi vogliamo comprare un tappeto antico appartenente ad una determinata area geografica, dobbiamo avere bene in mente ciò che andremo a valutare e per far questo bisogna averne avuti tra le mani tanti di tappeti.

Ripeto, una buona immagine non sempre ci dice che cosa stiamo osservando. Se avete intenzione di comprare tappeti o tessili antichi selezionate il venditore, deve essere attendibile, conosciuto ed affermato nel mercato dell'antiquariato tessile, e comunque anche se è un privato, deve rilasciare determinate garanzie, come ad esempio un minimo di documentazione storica, meglio di tutto una perizia, che accerti la provenienza dell'oggetto, e se non ha niente da temere, che accetti l'eventuale restituzione del manufatto.

Per iniziare un'analisi tecnica, si parte esaminando quali materiali si sono usati, (lana, cotone, seta, lino, tanto per citare quelli più usati) come sono stati eseguiti ordito e trama e come sono stati filati, (se manualmente o meccanicamente) se è stato usato un telaio orizzontale o verticale. Andremo poi ad analizzare il pelo costituito dai nodi che avvolgono gli orditi e che solo per facilitarne la distinzione sono solitamente di tipo simmetrico ed asimmetrico, in realtà poi si aprono discussioni più complesse sul tipo di nodo e ci vorrebbe molto più tempo per analizzarlo. La tridimensionalità costituita da ordito, trama e pelo ci danno importantissimi indizi per poter assegnare con una certa probabilità l'area di provenienza dell'oggetto e la sua epoca. Ogni esemplare antico ha determinate caratteristiche che in un determinato periodo storico rimangono le stesse evolvendo lentamente verso altri modelli, o scomparendo improvvisamente. La costruzione degli orditi, il passaggio delle trame fra i nodi ed i nodi stessi sono la prima chiave di lettura di un esemplare antico.

Altre considerazioni da farsi, sempre per quello che attiene l'analisi tecnica, è la formazione delle parti perimetrali del tappeto, formate da cimose laterali e testate, anch'esse molto importanti per poter attribuire con maggior precisione l'attribuzione geografica e storica del tappeto.

Parliamo di cimose e di frange, anch'esse costruite in svariati modi in relazione alla provenienza geografica ed etnologica. Molte volte le parti perimetrali sono ricostruite, perché soggette ad usura. Osservatele molto bene e con una mano sul rovescio sentite se ci sono dei dislivelli; se si, vuol dire che sono stati congiunti orditi e trame vecchie con quelle nuove per la ricostruzione. Se ben fatto, il lavoro ridà corpo al tappeto, ne preserva l'usura e il valore economico.

Purtroppo molto spesso questi particolari di ricostruzione delle parti perimetrali vengono eseguiti in modo grossolano, non rispettando le tecniche di lavorazione antiche compromettendo il valore stesso del tappeto. Alcune volte i tappeti vengono tagliati e ridotti e le parti perimetrali vengono applicate e cucite e non ritessute.

Disegni e colori sono importantissimi elementi che ci danno indizi per dare un giudizio sull'origine di un certo modello stilistico, per apprezzare la “palette” cromatica e il valore artistico di tutta la composizione. Il colore oltre alla composizione è fondamentale per certe attribuzioni, ed è l'elemento principe che va a toccare intimamente la percezione del nostro occhio e fa si che determinati tappeti con analoghi disegni si distinguano nettamente dagli altri determinandone dei veri e propri capolavori. I colori sino a circa il 1870 sono ancora per la stragrande maggioranza di origine naturale. Sugli esemplari antichi spiccano i colori primari (rosso, blu, giallo) ottenuti da tinture di origine botanica od animale e tutte le sfumature che ne possono derivare, oltre ad un raro color melanzana, un giallo intenso e luminoso ottenuto con lo zafferano ed un bel verde intenso, che ottenevano i maestri tintori di indaco mischiandolo alle varie tonalità di giallo.

Nei tappeti che presentano colorazioni naturali, tra dritto e rovescio il colore rimane ben saturo e quasi mai "sbava", mentre per esemplari lasciati fortemente esposti alla luce o per la presenza di colori all'anilina il rovescio appare più scuro del diritto ed anche i colori possono sbavare. Nei tappeti che presentano colori saturi ma duri e fissi i coloranti sono al cromo o ad altra base chimica. Per comprendere bene questi aspetti analizzate il nodo sulla superficie e al suo interno e capirete. Sull'uso del colore nell'antichità si rimanda a testi specializzati, essendo vasto l'argomento.

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Ricercare i segni del tempo

Per prima cosa, assicuratevi che orditi e trame non siano marciti, che il tappeto non “canti”altrimenti rischiate di ritrovarvi con un vetro rotto. Poi analizzate la cosi detta “patina”, è difficile da riprodurre e ad un occhio esperto è difficile che sfugga, da una certa aurea a tutto l'insieme. I restauri, analizzateli molto bene e cercate di capire se sono d'epoca o recenti, se sono stati fatti per preservare il tappeto o se sono stati eseguiti apposta per rendere più antico e prezioso lo stesso. Solitamente sono facili da scoprire, sul diritto se ben eseguiti alle volte sfuggono, ma sul rovescio si riescono a trovare, perché è difficile anche per un ottimo restauratore riprodurre lo stesso materiale, lo stesso nodo, la stessa angolazione, la stessa distanza delle trame, la stessa tensione delle lane, pochi ci riescono, ed i restauri perfetti oggi si fanno solo quando ne vale la pena, visto gli alti costi.

L'analisi del restauro sui tappeti e sui tessili antichi avrebbe bisogno di un capitolo a parte per poter esser ben spiegato.

Comunque gli esemplari antichi troppo rovinati non sono convenientemente restaurabili, costa troppo. Si preferiscono eseguire interventi conservativi. Il restauro vale la pena farlo se incide tra un 5 e massimo il 10 % della superficie da restaurare, oltre infatti snaturerebbe l'originalità e farebbe precipitare il valore economico.

Osservate il diritto, gli esemplari antichi hanno il pelo morbido, vellutato, liscio, non vi sono filamenti nel nodo, così come il rovescio, i nodi sono lisci e schiacciati. Le linee perimetrali sono ancora una buona indicazione di originaria primitività dei tappeti di origine nomade, se i tappeti hanno forme troppo rettangolari c'è il sospetto che siano stati eseguiti in laboratorio.

Altri aspetti da analizzare si imparano con l'esperienza, l'odore della lana, la consistenza che lascia al tatto e la sua luminosità più o meno accentuata sono tutte caratteristiche difficilmente falsificabili e che danno importanti indizi sulla provenienza di certi esemplari.

Per una classificazione dei tappeti antichi io mi atterrei a quella più classica: Per la maggior parte dei collezionisti il tappeto antico che viene preso in esame al giorno d'oggi è quello appartenente al XIX secolo, perché vi sono ancora ottimi esemplari reperibili sul mercato a prezzi “abbastanza” abbordabili. Spostarsi di un secolo o più anteriormente vuol dire andare a prendere in considerazione tappeti antichi classici storici, le cui cifre sono oramai quasi inavvicinabili per un privato, a meno che non si ricerchi dei bei frammenti che dal punto di vista storico diano le stesse emozioni. Spostarsi verso i primi anni del XX secolo vuol dire rischiare di andare a prendere in considerazione tappeti semi-antichi e vecchi che oramai venivano eseguiti per l'esportazione verso l'occidente, con un forte decadimento dei valori culturali, stilistici, artistici e qualitativi.

E' vero che anche in questo periodo ci sono ottimi ed eccellenti esemplari, fra le popolazioni nomadi non sedenterizzate e alcuni rinomati laboratori d'atelier, ma i modelli stilistici perdono molto della loro aurea e si irrigidiscono. Un'ulteriore distinzione andrebbe fatta tra esemplari antichi e semi-antichi eseguiti a cavallo del secolo XIX e XX ed esemplari eseguiti verso il 1930. Dopo le due guerre mondiali, dal 1918 ma soprattutto dopo il 1945 tutto cambia nel mondo e le popolazioni di origine nomade risentono di questi sconvolgimenti. La qualità peggiora sempre di più, cambiano le tecniche d'annodatura, i tappeti si impoveriscono e perdono quella simbologia che per centinaia di anni era rimasta immutata e tramandata di generazione in generazione, ad eccezzione sempre di qualche annodatura nomade, scappata dal subbuglio economico, politico e militare.

Infatti tra la fine dell'ottocento ed i primi del novecento su molti tappeti cominciano ad apparire in maniera dapprima limitata e poi sempre più estesa le prime tinture sintetiche all'anilina, ma d'altronde è già da più di cent'anni, verso il 1860 che in laboratorio si sono scoperte le prime tinture sintetiche. Per alcuni tappeti, considerati oramai “antichi” tali tinture non ne diminuiscono di molto il valore, solo se comunque il manufatto abbia mantenuto un forte legame con la tradizione più antica, che non ne abbia snaturato la struttura tecnica, stilistica e storica, e che nel complesso colorazioni naturali e limitate tinture sintetiche abbiano mantenuto un loro equilibrio stilistico-cromatico.

Quindi in conclusione se vi piace la tessitura antica leggete, informatevi,toccate con mano e poi,solo dopo aver acquisito una buona esperienza, comprate.

Segue una classificazione che apparirà anche un po' rigida se confrontata ad oggi, ma che è quella a cui si attengono gran parte dei collezionisti, anche perché ci sono stati importanti eventi storici che hanno trasformano il mondo e le culture dei popoli e di conseguenza hanno influito sulle produzioni tessili.

  • Frammenti di tappeti e di tessuti d'alta ed altissima epoca ritrovati a seguito di campagne di scavi archeologici
  • Tappeti storici, d'alto antiquariato e collezionismo: dal medioevo sino al 1800 circa
  • Tappeti antichi dell'800:
  • Tra il 1800 circa e il 1825 circa (1° periodo), tra il 1825 e il 1850 circa (2° periodo)
  • Tra il 1850 circa e il 1875 circa (3° periodo) e tra il 1875 e la fine del 1899 (4° periodo)
  • Tappeti semi-antichi: tra il 1899 circa e il 1920 circa
  • Tappeti vecchi: tra il 1920 e il 1936 circa
  • Tappeti semi-vecchi: tra il 1936 e il 1950 circa
  • Tappeti semi-nuovi: tra il 1950 e il 1970 circa
  • Tappeti contemporanei: con le dovute distinzioni e periodi, certe produzioni eccelse a volte raggiungono punte tali da sfiorare l'arte; altre produzioni, ahimè la maggior parte, hanno manufatti di qualità mediocre o scadente. Poi tutto e basato sull'artigianato, sui grandi numeri di produzione, sulla domanda e l'offerta, sulla moda, sul gusto arredativo.

 

E' vero che verso il 1980 si è creato il progetto DOBAG per ricreare i tappeti con tinture naturali e che è stato ripreso anche recentemente da altri produttori, ma secondo me rimangono pur sempre delle belle copie, che non diventeranno mai arte e non diventeranno mai antichi, perché privi di qualsiasi contesto storico.

Ma ci sono pur sempre i tappeti afghani annodati durante l'occupazione Russa direte voi, e si , è vero............

Ora questa classificazione è stata rivista e i tappeti dei primi del novecento oramai sono considerati commercialmente antichi.

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