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I Chodor (Seconda Parte) Stampa E-mail

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La Struttura

Gli orditi dei Chodor utilizzano generalmente un filato ritorto a "Z2s" a tinta naturale marrone o grigia di lana di capra o, in alternativa, lana di cammello (anch'essa al naturale), o una miscela di tali filati. Le trame sono generalmente passate in un doppio ricorso, di lana non tinta di capra, cotone, cammello, o un miscuglio di essi. La maggior parte dei Chodor hanno un filo di cotone nelle trame, spesso associato ad un filo di lana marrone, ma in altri casi si riscontrano entrambi i fili in lana, o entrambi in cotone. I bordi dei tappeti sono rifiniti con un'area piatta, di solito composta da quattro ralinghe di ordito avvolte con peli di capra o di lana, colorate alternativamente con due colori. I nodi sono sempre asimmetrici (senneh), aperti a destra.

La Colorazione

Generalmente, nei Chodor vengono impiegati tra i cinque e i sette colori, per lo più in tonalità scure, tranne che per le tonalità vivaci dei rossi e dei bianchi. Secondo Moshkova, nel suo "Tappeti dei popoli dell'Asia centrale", le tessiture Chodor tendono ad usare un gran numero di tonalità di blu, bianco per il fondo della bordura principale, e per i disegni in diagonale. La caratteristica più evidente della vecchia manifattura dei tappeti Chodor inoltre è l'uso di quella particolare tonalità di viola scuro, vero marchio di fabbrica della scuole tessile.

La Datazione

In via preliminare, occorre rilevare un punto di polemica circa la datazione dei pezzi Chodor. Pezzi da collezione turcomanni sono tipicamente datati entro un raggio di 100 anni, a partire dal secolo XIX e fino agli inizi del XX. Nel suo articolo pubblicato su Hali, tuttavia, Kurt Munkácsi sfida la presente convenzione, almeno per quel che riguarda i Chodor. Basandosi sulla correlazione tra i pezzi e ciò che sappiamo circa le migrazioni dei Chodor, Munkácsi ritiene che questo periodo dovrebbe essere esteso indietro agli inizi del XVIII secolo.

Mackie e Thompson usano invece il colore per distinguere le tessiture più recenti, dalle altre. Il più antico gruppo di manufatti, che Mackie e Thompson hanno denominato "proto-Chodor", "hanno un colore del campo realizzato con un viola molto profondo e carico, il rosso è chiaro, forte e tendente all'arancione o addirittura all'albicocca e spesso presentano una verde intenso o un azzurro-verde insieme al giallo chiaro. I pezzi più recenti invece, che risalgono alla seconda parte del XIX secolo ed alla prima parte del XX, hanno campi colorati con un porpora chiaro o un viola molto scuro, un delicato rosso chiaro e un blu verde, in aggiunta all'onnipresente blu carico, con piccoli elementi colorati in giallo e contorni dei disegni in marrone. Alcuni pezzi presentano anche "verde fango". Il resto dei Chodor, appartenenti al "medio periodo" hanno un campo viola scuro e un rosso cupo. Il verde ed un colore simile all'acquamarina può, occasionalmente, essere presente. Inoltre, negli esemplari "Ertmen Gul" antichi, i Guls di solito sono realizzati in quattro colori diversi.

Bisogna inoltre tener presente che anche la qualità del manufatto è molto importante. Secondo Mackie e Thompson, gli esemplari più vecchi presentano un vello realizzato con una lana di  migliore qualità rispetto a quelli più nuovi, che anzi spesso mostrano anche una realizzazione scadente, con imprecisioni e slabrature. Va considerato anche che, per quanto riguarda gli "Ertmen Gul", il disegno a zig-zag del reticolo che circonda i Gul, può essere anch'esso rilevante ai fini della datazione dei Chodor. Munkácsi sostiene che la forma più antica del reticolo è quella più semplice, con il bordo dei Gul che procede a zig-zag un po' come un fulmine. Quelli appena più recenti, sono caratterizzati dalla presenza di contenitori negli zig-zag. Nel corso dell'ultima tappa dello sviluppo del reticolo, i contenitori diventano pieni di fiori, mentre il reticolo stesso non ha più il bordo dentellato, che invece è quasi diventato un traliccio di sostegno ai fiori.

La letteratura manda segnali contrastanti per quel che riguarda la datazione dei pezzi in base alla struttura ed alla presenza di cotone nella trama. In "Porte di Chodor", Loges afferma che le vecchie tessiture Chodor non utilizzavano cotone nella fondazione. Munkácsi, da parte sua, ritiene che la quantità di cotone fornisce un'indicazione del luogo e, di conseguenza, il periodo della tessitura. Resta comunque intatto il fascino che questi manufatti regalano anche oggi a chiunque abbia la fortuna di poterli ammirare.

Liberamente tradotto da Turkotek

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