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Kapert: vocabolo armeno che significa tappeto, dal quale, secondo alcuni, è derivato l’inglese carpet.

Kapunuk: manufatto, realizzato in prevalenza dalle tribù turkmene, con nastri, fiocchi e nappine, utilizzato prima come ornamento del cammello della sposa, poi appeso all'ingresso della tenda "yurta" con il rovescio rivolto all'esterno, per mostrarne la qualità agli ospiti.

Karakul: qualità di lana; Nella regione di Samarcanda, dalla quale provengono le pelli d'Astrachan, gli agnelli più giovani forniscono una lana setosa e fine (Karakui), utilizzata per la realizzazione dei tappeti più fini.

Karamanie: termine originario della Turchia centrale utilizzato per indicare i Kilim fabbricati nella regione di Karaman. Contrariamente ai Sumak, i Kilim di questa regione non avevano alcuna differenza fra il rovescio e il dritto, per questo venivano detti double face. In seguito tutti i Kilim double face vennero chiamati Karamanie, nome divenuto sinonimo di un certo tipo di tessitura.

Karkhana: manifattura statale addetta alla fabbricazione di tappeti e altri oggetti d’arte.

Kelley: misura di derivazione turca:la lunghezza è quasi pari al doppio della larghezza.

Kalleghi (Kelleghi): in persiano, letteralmente, testata; classico formato di tappeto stretto e allungato, proprio degli esemplari posti in testata nella disposizione persiana tradizionale (cm. 130/200x300/450).

Karak (Kharak): vocabolo persiano che indica una coperta per mulo.

Kejebe: portantina a cupoletta, issata su un cammello, in cui si celano il giorno delle nozze le spose turkmene. È detto kejebe per la presenza di motivi a cupola, un particolare disegno della torba (piccola sacca da viaggio in uso tra nomadi e può essere sia in Kilim che a pelo) Turkmene.

Kenarè: indica il formato di un tappeto lungo e stretto (detto galleria) avente una larghezza di circa 1 metro ed una lunghezza che può raggiungere i 3, 4 o 5 metri.

Kenguerlu: nome commerciale usato un tempo per svariati tappeti caucasici.

Kepse Gul: gul usato dalla tribù turkmena Yomut, composto da un ottagono centrale affiancato da motivi dentellati, ora chiari ora scuri, disposti scalarmene fino a conferire al gul un aspetto romboidale.

Khabgah: ampi contenitori in Kilim a forma di parallelepipedo usati dalle popolazioni nomadi per il trasporto di biancheria e di coperte.

Khalyk (Kaltk Chalyk): ornamento nuziale turkmeno, arricchito da fiocchi e nappine, destinato al cammello della sposa.

Kharchanghi: figura zoomorfa vagamente simile a un granchio, ricorrente, tra l’altro, nella produzione dell’area di Kuba e in quella dei nomadi Qashquai.

Khatai: termine usato solitamente per indicare ornamenti floreali a palmetta, frequenti nell’arte decorativa dell’Azerbaigian fin dall’XI secolo.

Khatam: tecnica di intarsi, famosa ad Isfahan dove ha creato un vero e proprio stile, con la quale si realizzano  scatole ornamentali, tavole da backgammon, scacchiere, portapenne, oggetti di uso quotidiano. Dal legno vengono ricavate lamine sottili, poi listelli spessi non più di dieci millimetri, che vengono limati fino a ottenere una sezione triangolare. S'incollano tre listelli chiari e tre scuri per creare gli esagoni centrali, e si stringono con lacci finché la colla è ben asciutta. Altri listelli vengono incollati a forma di stella; negli intarsi di migliore qualità gli esagoni sono avvolti in sottili fogli di metallo. Un secondo esagono più piccolo, progettato per combaciare con quelli più grandi, viene inserito e incollato agli altri, creando un blocco che viene stretto in una morsa. Quando la colla è ben secca si sezionano i blocchi ottenendo piccole porzioni spesse venti millimetri, che sono fatte aderire a un sottile rivestimento di supporto e tagliate nuovamente, producendo i listelli che alla fine s'incollano all'oggetto da decorare. I listelli vengono levigati finché la superficie è perfettamente liscia, e verniciati con uno strato di lacca trasparente. 

Khersak: Termine con cui si indicano tappeti Bakhtiari con caratteristiche come quelle dei Gabbeh del Fars.

Kif: sacche in Kilim usate dalle popolazioni nomadi per nutrire gli animali.

Kilim (Ghilim, Kelim, Gelim): termine turco che indica un tappeto non annodato, piatto, a doppia faccia. Il disegno è ottenuto alternando i colori delle trame strutturali o inserendo trame supplementari. Tale termine varia secondo le regioni: Ghilim in Iran, Sileh, Verneh o Sumak nel Caucaso.

Kirtimukha: Demone grottesco, guardiano delle porte, che viene di solito dipinto lungo la parte superiore delle ante dei Thorgam. È la bestia dell'avidità ed è là per ammonire contro l'indulgenza. È il risultato di un demone che divora se stesso fino a rimanere solo con la testa e le mani. In genere ha la faccia cornuta e una briglia in bocca. La leggenda vuole che Shiva era talmente tormentato da un demone, che creò Kirtimukha in modo da sconfiggerlo definitivamente. Putroppo questi fallì nell'impresa. Shiva molto arrabbiato, ordinò a Kirtimukha di mangiare se stesso. Egli obbedì al suo padrone fino ad arrivare all'altezza del mento dove non potè più eseguire l'ordine; a questo punto Shiva ammise che Kirtimukha aveva fatto del suo meglio e perdonandolo lo proclamò guardiano delle porte.

Kis (Kiz): in turco la ragazza da marito. I tappeti che servono per la dote portano questo prefisso davanti alla denominazione d’origine e sono in genere lavori assai fini. In Iran il tappeto che fa parte della dote è detto Gehazi.

Kiz-Bergama: tappeti dell’area di Bergama (Turchia occidentale) tessuti dalle ragazze da marito per il proprio corredo e ornati di motivi tradizionali.

Kiz-Ghiordes: tappeti di piccole dimensioni annodati dalle ragazze turche dell’area di Ghiordes (Turchia orientale) per il proprio corredo di nozze. La definizione è entrata nel linguaggio commerciale per indicare tappeti ornati da un medaglione centrale racchiuso in un campo a doppia nicchia.

Kork, lana: termine iraniano che designa la lana prelevata dagli agnelli di qualche settimana, che ha la particolarità di essere soffice e setosa. È utilizzata soprattutto a Kashan, Isfahan, Tabriz. Col termine Kork (es.: Isfahan Kork, Kashan Kork) oggi si indicano generalmente le lane di eccellente qualità, fini e morbide utilizzate nella tessitura di bei tappeti.

Kul-e-Poshi: sacche in Kilim di media grandezza usate dai nomadi per il trasporto a spalle. Tale uso è confermato dalla presenza negli angoli superiori di occhielli atti a facilitare la presa.

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