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I Tappeti del Turkestan Orientale (2° parte) Stampa E-mail

 

(fonte tappetimagazine.blogspot.com e per gentile concessione di A. de Reviziis e Paolo)

La tradizione dell’annodatura nel Turkestan orientale risale sicuramente ad epoche remote; anzi, questa regione potrebbe essere la culla di quest’arte, come testimoniato dall’abbondanza di antichissimi reperti che si sono conservati sotto le sabbie dei deserti locali.

Nel museo della città di Urumchi, capitale dello Xinjiang, è conservato un tappeto attribuito alla dinastia Han rinvenuto nel corso di scavi presso Khotan, datato dal carbonio-14 tra il 350 a.C. e il 250 d.C. Il manufatto apparteneva probabilmente al “Popolo della Grande Luna”, probabilmente imparentato con gli stessi Sciti a cui si deve il tappeto di Pazyryk. Il tappeto, un quadrato di circa 70 cm per lato, era probabilmente utilizzato come sella.

 


(da: rugreview.com)

Nei pressi delle oasi sono stati ritrovati anche frammenti di tappeto, databili tra il II e il VI secolo d.C., annodati con il nodo simmetrico e con quello cosiddetto spagnolo.

In generale gli antichi tappeti venivano annodati per ricoprire il kang delle dimore nobiliari, una piattaforma leggermente rialzata, una sorta di divano, sotto la quale c’era un focolare per il riscaldamento; i tappeti erano anche destinati a coprire il pavimento e ad essere appesi alle pareti (in particolar modo quelli figurati).

Nati per soddisfare una richiesta d’elite, potevano anche essere molto sfarzosi; ecco perchè a volte un filo di rame placcato d’oro o d’argento veniva ritorto assieme a pura seta, per costituire un vello ricchissimo e luminoso.

La maggior parte della produzione del Turkestan orientale era concentrata nelle oasi di Khotan, Yarkand e Kashgar. Data la grande somiglianza strutturale e l’uniformità dei disegni, l’attribuzione dei tappeti alle singole oasi è basata principalmente sulle caratteristiche strutturali dei manufatti e solo secondariamente sul disegno.

Oasi di Khotan.

E’ la produzione più recente (databile dalla fine del XIX secolo) e al contempo la più varia e la più numerosa. Nell’oasi i tappeti erano principalmente annodati in lana; gli esemplari in seta o in seta e filo metallico erano in numero limitato e di qualità nettamente inferiore rispetto a quelli di Yarkand e Kashgar.

Ordito: cotone bianco, raramente tinto di azzurro o giallo.

Trame: lana marrone negli esemplari più antichi; cotone bianco talvolta alternato a lana o iuta nei tappeti più recenti. Tre passaggi ogni fila di nodi, raramente due. Trame in seta negli esemplari più fini.

Vello: lana, rasatura medio-bassa.

Nodo: asimmetrico aperto a sinistra; 500-1500 nodi/dmq per i manufatti in lana.

Oasi di Yarkand.

Produzione di esemplari in lana e di pochi, ma raffinatissimi, tappeti in seta.

I tappeti di Yarkand sono caratterizzati da alcuni particolari strutturali che li differenziano dalle altre due produzioni. La tavolozza cromatica usa spesso colori molto contrastanti.

Ordito: cotone bianco, talvolta tinto di azzurro o giallo.

Trama: cotone frequentemente tinto d’azzurro o naturale bianco, raramente giallo. due passaggi ogni fila di nodi, raramente tre. Seta negli esemplari più fini.

Vello: lana, rasatura medio-bassa.

Nodo: asimmetrico aperto a sinistra, 500-1400 n/dmq per gli esemplari in lana.

Oasi di Kashgar.

Delle tre produzioni principali di tappeti questa è senz’altro la più difficile da circoscrivere e definire. Produzione numericamente inferiore a quelle di Yarkand e Khotan, è però solitamente di raffinata qualità.

Piuttosto frequenti sono i susandschird, con inserti eseguiti in filato di seta laminato in argento o rame argentato avvolto intorno agli orditi, che si prestava all’esecuzione di disegni complessi, che risentono dell’influenza dei motivi di decoro persiani e cinesi. La maggior parte degli esemplari vengono attribuiti ad un’epoca anteriore alla metà del XIX secolo. I colori sono più delicati rispetto a quelli delle altre due produzioni.

Ordito: cotone bianco, talvolta tinto in azzurro o in giallo.

Trama: cotone bianco, due passaggi ogni fila di nodi. Seta negli esemplari fini.

Vello: lana, rasatura medio-bassa, o seta.

Nodo: asimmetrico aperto a sinistra, può raggiungere i 2000 n al dmq negli esemplari in lana.

Le oasi sono vaste estensioni fertili dove sorgono numerosi villaggi; è altamente improbabile che si possa giungere ad un’ulteriore suddivisione all’interno delle oasi stesse.

Inoltre, quasi certamente tappeti venivano annodati in altre città del Turkestan orientale, quali Turfan, Aksu, Kutcha e Kokand, ma l’attribuzione a una di queste località di quegli esemplari che non presentano le tipiche caratteristiche strutturali e stilistiche dei centri maggiori è al momento impresa aleatoria.

Le basi dell’attuale classificazione dei tappeti del Turkestan orientale in Khotan, Yarkand e Kashgar sono state gettate dalla prima rassegna sull’argomento ad opera del diplomatico-collezionista Hans Bidder (Carpets from Eastern Turkestan. Zwemmer, London, 1964), successivamente affinata ad opera di altri studiosi.

Attualmente la bibliografia è piuttosto omogenea nel proporre i criteri di classificazione dei tappeti prodotti nelle diverse oasi.

Il problema di base è che lo stesso Bidder, che pur avendo a lungo vissuto in Cina mai si recò nel Turkestan orientale, classificò i “Samarkanda” della sua collezione col nome fornitogli dai dealers. E solo retrospettivamente è stata descritta la struttura dei manufatti evidenziandone i comuni denominatori che potevano generare una classificazione.

Noi non abbiamo quindi fonti di prima mano sulla produzione antica delle oasi e sulle caratteristiche di essa. Anzi: i viaggiatori-studiosi che hanno visitato la regione anche in tempi recenti hanno riferito che nei bazar e negozi di Kashgar e Khotan si vendono tappeti per nessuno dei quali è indicata un’origine locale. YarkandKhotan si dimostrò ancora più povera e vi era quasi impossibile trovar traccia di tappeti. I negozianti poterono precisare che in passato alcuni commercianti di avevano effettivamente commissionato dei tappeti a Yarkand, ma che questo flusso era stato interrotto.

Vi sono anche alcune manifatture, a Kashgar, Khotan e in un certo numero di cittadine alla periferia del deserto del Takla Makan, che producono per conto di agenzie governative esemplari con decori che nulla hanno a che fare con la tradizione cinese e del Turkestan.

 

 

Negozio di tappeti nello Xinjiang. Non si vede alcun esemplare con decoro tradizionale locale.

 

Nell’oasi Khotan c’è una fiorente coltivazione di bachi da seta, e tuttora vengono prodotti tappeti in seta.

Anzi, nel negozio all’interno del museo di Urumchi vengono venduti esemplari in seta broccati con fili di metallo annodati su telai domestici.

In definitiva, sulla base delle affermazioni dei commercianti locali, parrebbe che la quasi totalità dei tappeti prodotti nel Xinjiang provenga dall’oasi di Khotan, ciò che forse avvenne anche per i tappeti del XIX secolo tradizionalmente attribuiti alle altre cittadine.

Riferimenti bibliografici:

Eskenazi JJ. Il tappeto orientale. Allemandi, 1987.

Justin V. Walking to eastern Turkestan. In: Oriental Rug Review, 1994; 14/5.

König H. I tappeti del Turkestan orientale. In: Sovrani tappeti. Skira, 1999.

Milanesi E. Tappeti. Mondadori, 1998.

O’Bannon G. Rugs of east Turkestan: Khotan, Yarkand or Kashgar? In: Oriental Rug Review 1991; 11/6.

Sabahi T. L’arte del tappeto d’oriente. Electa, 2007.

Walter C. An ancient carpet in Urumchi. In: Oriental Rug Review, 1988; 8/2.

Wild T. The hunt for rare carpets. In: Hali 2008; 157.

 

 
 

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