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Kashan (o Keshan) è uno dei nomi più emblematici, insieme a pochi altri nomi di città, della produzione dei Tappeti Orientali ed, in particolare, Persiani. Situata nella provincia di Isfahan, sulla strada che dal capoluogo va a Teheran, proprio a margine del deserto del Dasht-e-Kavir (il deserto di sale), Kashan è da sempre stata una città dagli intensi traffici commerciali e dalla cultura cosmopolita. Posta infatti sul tragitto della strada carovaniera che portava in India, ha seguito la sorte di Isfahan, crescendo con lei durante il periodo safavide e creando uno stile, un "marchio" che ancora oggi è estremamente riconoscibile in quanto a qualità ed espressività dell'arte persiana. Se infatti oggi Kashan è soprattutto nota all'estero per i suoi splendidi tappeti, va ricordato che altre "arti" vi si sono sviluppate: il suo enorme bazaar, esteso su circa due Km. ospita eccellenti lavori in sete, velluti, intarsi in legno secondo la tradizione Khatam, ceselli in vari metalli e ceramiche. Certamente però, la produzione dei tappeti, che contano nella sola provincia oltre 15000 telai, e che da sempre è stata concepita anche per l'esportazione, è il fiore all'occhiello di una città che può, a buon titolo, fregiarsi di un "marchio d.o.c." nell'intero panorama del tappeto. Di sicuro, un grosso impulso e fama internazionale, fu data a quest'arte da un maestro divenuto oramai leggendario, vissuto nel XIX secolo, dall'ormai mitico nome di Mohtashem. I pochi tappeti a tutt'oggi ritrovati, e che portano la firma di "Amaleh Haji Mollah Hassan Mothashem", rappresentano lo stato dell'arte del tappeto persiano, e sono un punto di riferimento anche per quello che riguarda la storia di quest'uomo, per buona parte ancora totalmente oscura. Le poche cose certe, o che hanno comunque riferimenti riscontrabili, sono le notizie che cristallizzano il suo operato nell'arco di tempo che va dalla metà alla fine del XIX secolo, e quelle per le quali il suo lavoro fu proseguito dal figlio e, tramite gli "atelier" creati, da un ristretto numero di maestri dal genio decisamente superiore alla norma. In commercio oggi, i più bei manufatti di Kashan realizzati fino agli inizi del XX secolo, anche se non propriamente annodati dal maestro Mohtashem, vengono catalogati come tali, in quanto rispondenti a determinate caratteristiche tecniche, iconografiche e stilistiche. Da ricordare inoltre tutta una serie di Kashan, realizzati a partire dalla fine del secolo XIX e fino agli anni '40 del '900, che propongono una particolare lucentezza del vello, e spesso realizzati con caratteristiche decorative e cromatiche molto simili ai Sarouk; questi esemplari, vengono etichettati in commercio come "Kashan Manchester" in riferimento al fatto che le lane usate, provenivano dalla città britannica (di Manchester appunto) che a sua volta le importava dall'Australia (possedimento del Commonwealth) 
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Lavorati su telai verticali, come tutti i tappeti di "città", i Kashan vengono realizzati con l'ausilio di fondazioni (trame ed orditi) in cotone, ma che in alcuni casi, possono prevedere anche la seta, e vello in lane pregiate (spesso lane Kork) e/o seta. A Kashan infatti non si è mai persa la "cultura" del tappeto interamente in seta, come il gusto per i cosiddetti "suf", tappeti realizzati a rilievo, con un fondo "laminato" fatto con fili di seta avvolti in minuscoli filamenti di argento o oro o rame dorato, e il disegno (a rilievo appunto) in seta. L'annodatura viene eseguita utilizzando il nodo senneh, asimmetrico, che può avere una densità che va dai 2000-2500 nodi al dm2, per gli esemplari più "commerciali", fino a toccare anche 12000-14000 nodi per i tappeti interamente in seta o suf. Nella provincia però, ed in particolare nei villaggi di Aroun, Natanz, e pochi altri, vengono ancora lavorati dei tappeti in tutto e per tutto simili ai Kashan, ma con una qualità ed una raffinatezza decisamente inferiore rispetto agli originali. Esistono due caratteristiche tecniche, peculiari dei Kashan, che ce ne permettono anche una facile classificazione: l'utilizzo di due ricorsi di trama, il primo teso, il secondo floscio e spesso tinto di azzurro, e l'uso di una "catenella" di chiusura delle frange, in lana, dai colori a tono col resto del tappeto, che si intreccia alla cimosa e la delimita, prima di arrivare alla zona delle frange annodate tra loro. Per quello che riguarda i decori usati, si può certamente identificare il disegno a medaglione centrale, leggermente allungato, come il disegno maggiormente usato a Kashan; realizzato in genere su fondo rosso con cantonali e cornice blu (ma spesso anche con colori esattamente invertiti) il classico decoro rappresenta il biglietto da visita con il quale la maggior parte dei Kashan si presenta; tralci, viti, e cantonali curvilinei fanno da sforndo ad impianti che non utilizzano quasi mai meno di 8-10 colori, con predominanze del famoso rosso cocciniglia e di un azzurro intenso ed elegante (spesso annodato con seta), che rendono i Kashan tra i tappeti più facilmente riconoscibili. Altro motivo spesso usato è quello "preghiera", con mihrab riccamente adornate, poggianti su colonne ritorte o con campi che riproducono l'"albero della vita", completo di usignoli, cervi, e fiori variopinti. Talvolta lo schema a medaglione è sostituito da decorazioni floreali a pieno campo, in cui può ricomparire l'antico albero vak-vak, caro alla tradizione decorativa safavide e Moghul. Nell'interpretazione di Kashan il vak-vak non ha più forma arborea, ma consiste in viticci culminanti in teste di animali o grottesche. Tale motivo può essere presente anche nei bordi. Anche il motivo "Shah Abbas" viene non di rado rappresentato nei Kashan, in particolare in tutta una produzione realizzata intorno agli anni '40-'60, con tonalità molto tenui, che insistono sulle varie gradazioni del beige e del crema, fino al marroncino chiaro. Va infine ricordato che Kashan ha recentemente sviluppato un'abbondante produzione di tappeti figurativi per lo più di piccolo formato, detti Kashan tableau, con scene di caccia o mitologiche. Tale decorazione è solitamente completata da cartigli di campo o di bordura, contenenti versi e racconti. Il motivo maggiormente ricorrente nelle bordure è invece una particolare rielaborazione del "heraty", adattato di volta in volta dagli abili ustad, per amalgamarlo quanto più possibile al decoro ed ai colori del campo. Scheda Tecnica dei Kashan: Trama: Cotone (spesso azzurro), raramente Seta Ordito: Cotone, raramente Seta Vello: Lana o Lana e Seta, raramente interamente in seta Nodo: Persiano (senneh, asimmetrico) Densità di annodatura: 250.000 - 1.400.000 nodi al m2. Misure Principali: 210 x 140 - 300 x 200 - 360 x 260 top
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