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Bijar o Bidjar è una piccola cittadina agricola della provincia del Kurdistan Iraniano, situata sulla strada che va da Hamadan a Tabriz, all'altezza della città di Sanandaj (capoluogo), che prende il nome dal fatto che nei suoi dintorni la vegetazione è ricca di salici, che nel dialetto curdo del posto vengono chiamati "bi" (quindi bi-jar sta per città dei salici) e pur contando appena qualche migliaio di abitanti, è nota in tutto il mondo per la qualità dei suoi tappeti. 

La popolazione di origine curda che la abita, tesse infatti un tipo di tappeto che, per alcune sue peculiari caratteristiche, ha creato un vero e proprio "modello Bijar": la rasatura decisamente alta del vello, lche li rende molto pesanti, la densità di annodatura che può arrivare anche ai 50 radj e soprattutto la "rigidità" dei manufatti, che li rende quasi impossibili da piegare, fa dei Bijar, tappeti facilmente riconoscibili e dall'aspetto estremamente robusto. Possiamo infatti affermare, senza tema di smentita, che in presenza di un Bijar, ci troviamo di fronte forse al tappeto più resistente e robusto in assoluto (negli Stati Uniti c'è chi li chiama "steel rugs" o "iron rugs" tappeti d'acciaio).

Tale risultato si ottiene tramite l'uso di vari passaggi di trame (da 3 a 5) di cui una più spessa, che in origine erano unicamente in lana, colorate di rosso o azzurro, mentre oggi vengono alternate dall'uso di cotone per le trame più vicine alle fila di nodi, e ancora lana per quelle centrali. Queste trame passano alternativamente floscie e molto tese e vengono battute in modo molto energico, così da legare intimamente alla struttura dei nodi e regalare al tappeto la consistenza di cui parlavamo. Ma il vero segreto, sta in una peculiarità dei tessitori di Bijar: durante l'annodatura, essi usano lane bagnate, o comunque umide, in modo da poter battere ancora meglio le trame, e quindi una volta asciugate, rendere ancora più "densa" la struttura.

Gli orditi (anch'essi originariamente in lana) sono stati sostituiti con il cotone nel corso degli anni, consentendo anche una maggiore densità di annodatura.

Un altro nome (oggi a dire il vero molto poco usato) con il quale venivano chiamati i Bijar era Gerus (Gherus o Garoos) e derivava dal fatto che anticamente sia il dialetto che i popoli che abitano la città di Bijar venivano chiamati appunto così; in commercio esistono molti tappeti che prima erano chiamati Gerus, (si volevano differenziare dai Bijar perchè, in genere, meno fini) ma col passare del tempo si è preferito adottare la più generica definizione di Kurdistan o Senneh Kurdistan, per la somiglianza anche ai vicini tappeti di Senneh (Sanandaj) e per il fatto che vengono commercializzati appunto al bazaar del capoluogo.

 

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Il nodo dei Bijar è di tipo ghiordes (turco, simmetrico) e viene realizzato su telai verticali abbastanza rudimentali, che eseguono però tappeti dalle misure più svariate: si trovano infatti bijar poshty, zaronim (scendiletto), (150 x 100), e via via passando per i sedjade, i pardeh fino ad arrivarre ai Ghali (300 x 200) e anche più grandi.

I disegni poi, in genere insistono su campi centrali ornati dal motivo heraty, altrimenti detto Mahi in curdo (disegno dei pesci), con o senza medaglione centrale, a volte con cantonali triangolari; un altro disegno abbastanza usato è il mina khani, tanto che si è immaginato che questo tipo di disegno provenisse proprio dal Kurdistan, anch'esso ripetuto lungo tutto il campo, e cornici decorate con palmette e steli, molto somiglianti alle cornici realizzate per i Senneh.

Come i Senneh, può capitare di vedere anche dei Bijar con disegno Boteh (anche se più rari) o con il caratteristico gol ferengh dei Bakhtyar Farah Dombeh. Anche il disegno Shah Abbasi (con il suo trionfo di fiori e foglie collegate tra loro da tralci e steli ricurvi), nella decorazione tipica che se ne fa a Tabriz, trova a volte impiego in pochi esemplari di Bijar.

Ciò che rende a dir poco gradevoli i Bijar, oltre che la qualità intrinseca dei tappeti, sono anche i colori usati: la varietà è estrema, in pochi cm2 si possono notare anche 8 - 10 colori, che vanno dal rosso ruggine, all'azzurro, dal blu scuro al verde al beige, ma tutti composti in modo estremamente sobrio ed elegante.

 

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Esemplari di Bijar a motivo Heraty, Mina khani e Gol Ferengh

 

Da notare che da qualche anno, in India si producono dei tappeti in tutto e per tutto simili, vere e proprie copie, dei Bijar persiani, che tra i commercianti prendono il nome di IndoBijar. Sono robusti anch'essi, anche se non paragonabili agli originali, ed hanno un costo decisamente più basso.

 

Scheda Tecnica dei Bijar:

Trama: Cotone e Lana, da un minimo di 3 a 5 passaggi

Ordito: Cotone

Vello: Lana, a volte con piccoli inserti in seta nei contorni dei disegni (Gol Abrishami).

Nodo: Turco (ghiordes, simmetrico)

Densità di annodatura: 300.000 - 550.000 nodi al m2 in media

Misure Principali: 90 x 60 - 150 x 100 - 200 x 140 - 240 x 170 - 300 x 200 - 350 x 250

 

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